domenica 28 ottobre 2007

Epica Tarda Sentenza

I

consigli affrettati
non dussero altrove che i
venti lepidotteri affamati
quando santi e conniventi vinsero
alle tessere nei denti, fors'anche
separando il giusto dal giubilo incantato
di tarde sentenze, ed eminente
il tuo giudizio
mi squarta ancora,
se di quarti si tratta

aprii la camicia, poi la patta
i guanti dei giuristi
rilessero Hoelderlin con fusti
avariati e gnomi con copriletti
appuntiti
(risero i folletti)
misero chi conosce
e conosce che d'io
organizzare l'asfalto
con galosce metalliche
ai garretti

ceduo il tuo gallo, ed il certo
addusse frali detenzioni
assumendo l'incarico di dar
solenne agli etilisti

se fossero convinti si darebbe
caso alle premure standard con più brio
ma sono estinti già da tempo, e tengo
a dire che le ore stanno in piedi
anche da sole,
ma dammi amore
e il cielo si aprirà con uno strillo
o dio e non risponderò al telefono giammai
nemmeno fosse qualche armiere
che mi augura le buone e le indulgenze

come disfatti sul fronte
adempienti al tetano calmucco
con nove passi dammi tentazioni
che mi conducano al permesso
di inarrestare il mondo
o catturare abeti a mani nude
mille giacche
nel diritto del risvolto
o cervi alle meningi fratturate
con molto senso delle reti
che dieder pane e detti a tutti
per anni ed anni
e le paure
nel didietro
di Coney Island a fatture

II

e venne il tempo dei demeritati
aprendosi alle porte di gennaio
con quanto aveva dedotto dalle tasse
la fossa dei dannati, e sperpera
con gioia queste grasse
farfalle di prima intenzione
scoprendo nella tana
le previde fratture
o con diversi affanni
levarsi all'alba di santodì
invece di cogliere
grazie insospettate e grazie al cielo
non finì con fumo ma con seriche
frustate

seppure intanto andammo
o quanto spirito rimase
nella fiaccola inventata
che il muro e il muro
rimise a lato il suo possesso
armi e munizioni
del passero ondulato quasi
senza sospirare

solo sperare
che lui non fosse ma tenesse
ben salda in sè la fervida
agitante creazione con tanto invito
al secondo condannato, con rispetto,
ma dio che caldo in quella cella
non vedemmo altro che denti e cani
infradiciati d'aridi veleni
e d'appestati luridi canti
di miseria e interdizione

quell'altro era grasso
e non contava più di me
ma intanto crede al cedro
quand'è fermo
senza vedere greci nel cassetto
l'ultima volta erano ventitre
e Dan calò il berretto
sulla fronte corrugata
e "odio il caldo", disse
e lo disse ancora
più volte di quanto
sperassimo

umanamente il prete
impartì un'imparziale
benedizione
ma non lo neghi
più dello show di noi
coi piedi a ciondoloni
dalla forca
altro non gli piaceva
forse il suo dio
o qualsiasi altro dio
avrebbero trovato da ridire
sul suo contegno
ma corda e corda e non si conta
il tiepido risveglio in un mattino
di marzo aprile o chissà quando
con i calzini ripiegati nel comò
sui laghi
pieni di speranza
nel domani
e tutto questo non ha nulla
a che vedere nè
con questo muro
nè con te

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