lunedì 22 ottobre 2007

Il Segreto e il Mistero

Il vecchio frate mi guardò come si guardano i lombrichi appena spaccati in due dalla zappa: un'insolita zuppa oculare in cui galleggiano stupore, disgusto e anche un pizzico di costernazione.
- Ti penti? - mi chiese.
- Penso di no - risposi.
Il frate afferrò una sedia e me la fracassò in testa.
- Frocio, comunista, peccatore! - urlò. - Brucerai all'inferno!
- Non è il caso di prendersela così, fratello - dissi, massaggiandomi la testa. - So che c'è chi ha fatto di peggio. Inoltre non sono comunista, bensì anarco-comunista con una spiccata predilezione per i paradossi dello zen.
Allora egli mi sparò un calcio nelle palle e io mi rotolai gemendo come si fa di solito in questi casi, tenendomi la parte colpita mentre mi inoltravo in regioni ancora inesplorate del dolore fisico.
Visto che mi veniva bene, continuai a rotolarmi ancora per molto tempo dopo che il dolore, grazie al cielo, era scomparso. Anche il frate era scomparso, nel frattempo.
Ad un tratto mi accorsi che c'era una suora, un po' discosta, che mi osservava. I miei occhi incontrarono i suoi. Aveva due occhi bellissimi. Due, sì. C'è chi ne ha uno, chi nessuno. Lei ne aveva due, il set completo. Erano color verde acqua. Fantastici.
- Ma cosa sta facendo? - chiese.
- Mi sto rotolando per terra reggendomi il sacco scrotale con le mani, sorella - risposi sinceramente.
- Già, è proprio vero - confermò lei. - Proprio ciò che pensavo. L'ho visto fare altre volte, anche in un paio di film, ma mai sul pavimento freddo di una chiesa. Ma non faccia caso a me, continui pure.
- Trovo che l'aggettivo "freddo", riferito a questo pavimento, sia affatto appropriato. Purtroppo quando sono entrato in questo luogo di culto non pensavo che averi avuto necessità di rotolarmi per terra - dissi, sempre rotolandomi, - così non ho potuto provvedere a riscaldarlo preventivamente. Del resto - conclusi - anche le esperienze negative servono.
- Sì - disse la suora. - Esse, ancor più delle positive, ove tutto è facile, insegnano.
- Certo - convenni. - Però sono men belle.
- Cosa è il bello? Possiamo stabilirlo arbitrariamente? O esiste un concetto preesistente di ciò che è bello?
- Preesistente rispetto a noi due o all'uomo dalle sue origini? In ogni caso, credo che smetterò di rotolarmi.
Tenni fede alla mia ultima affermazione. Mi alzai e scossi la polvere dai miei abiti. Poi mi avvicinai a quegli occhi stupendi che parevano volermi trafiggere.
- Sorella, voi siete bellissima - dissi. - I vostri occhi...oh, sono incantevoli...un sogno d'amore ove un uomo potrebbe perdersi per sempre. Sì, occhi come quelli hanno arso la città d'Ilio, sono smeraldi di luce purissima che mi avvincono sino al martirio!
- Seeh. E non hai ancora visto il culo. Da' un'occhiata qui!
Si girò e sollevò la gonna. Non portava niente, sotto. Niente di niente. E aveva ragione. Mi scordai subito degli occhi e mi precipitai su quelle due belle chiappe tonde e sode. Le leccai il buco del culo, poi la fica. Da come si agitava capii che era un bel po' che non veniva servita così. La trascinai nel confessionale e la fottei di brutto. Pazzesco. Urlava. Fu una delle più belle scopate della mia vita.
Alla fine le promisi che quella notte stessa sarei tornato, avrei scavalcato il muro di cinta del convento e mi sarei diretto alla porta, dove lei mi avrebbe atteso per fuggire con me.
- Ti amo - mormorò.
- Non ci credo, ma ti amo anch'io - risposi. La salutai agitando la mano mentre se ne andava. Anche lei fece questo. Che tesoro.
In quel momento rientrò il vecchio frate con un paio di colleghi.
- E' lui - disse, indicandomi.
Mi pestarono selvaggiamente tutti e tre. Poi due di loro mi presero per le braccia e mi tennero fermo mentre il terzo mi dava dei pugni tremendi. Poi uno solo mi tenne fermo mentre mi picchiavano gli altri due. Poi mi chiesero di picchiarmi da solo mentre loro tre si tenevano fermi a vicenda. Rifiutai. Allora si picchiarono tra loro.
Io intanto ricominciai a rotolarmi per terra, chissà che non arrivasse un'altra suora.

Nessun commento: