lunedì 24 marzo 2008

Il Dissolvitore di Realtà

I miei incisivi non coincidono, spiegava un giorno Vastley al suo dissolvitore di realtà, apparecchio che aveva inventato una notte mentre guardava alla televisione un'asta di vari oggetti tra cui diversi tappeti.
Il dissolvitore ronzò con negligente nonchalance.
Quando cerco di unire gli incisivi superiori a quelli inferiori, dettagliò l'incomparabile creatore, rimangono un sacco di buchi, voragini, spazi, storture.
Sorriso d'emmental.
Il dissolvitore di realtà dissolse la propria stessa realtà e scomparve. A volte non ricompariva per svariati giorni e nessuno, nemmeno lo stesso Vastley, sapeva dove si trovasse nè cosa facesse. Era l'unico difetto di una macchina altrimenti perfetta.
Vastley sogghignò groviera.
Avrebbe dovuto.
Allo specchio riflettè.
In due si riflette meglio, speculò il gagliardo pioniere di mondi mai possibili. Lo specchio non si curava degli incisivi che Vastley gli stava momentaneamente prestando. Lo specchio era inutile nelle tenebre. Lo specchio sapeva soltanto affermare, nè era in grado di spiegare. Una condizione invidiabile, giudicò Vastley. Se egli stesso fosse stato uno specchio, fedele rifrattore di una realtà più vasta, immutabile teatro di incessanti mutamenti, allora anche i suoi incisivi non coincidenti non solo sarebbero stati un problema di qualcun'altro, ma sarebbero perdipiù stati in effetti coincidenti - non tra loro, bensì tra loro ed il soggetto del loro riflesso.
Rise.
Semplice.
Scrisse una nota per ricordarsi di inserire il concetto nel dissolvitore di realtà quando questo avesse deciso di riapparire.

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