venerdì 17 luglio 2009

Divario

Gniezno bussò lungamente alla porta in pino marittimo del Cecinese senza ricevere altra risposta che un escremento di merlo sulla spalla destra già colpita in precedenza da alcune gocce d'acqua provenienti da un paio di boxer nocciola stesi ad asciugare fuori da una finestra di un popoloso condominio di viale diciassette ottobre.
I suoi lunghi capelli rossi ondeggiavano alla brezza autunnale. Poi la porta si aprì. Gniezno aveva bussato così a lungo che le vibrazioni avevano lentamente rimosso tutte le viti della serratura che era così caduta a terra.
- Chi è? - chiese Gniezno, dimenticando di essere stato egli stesso a bussare. Non ricevendo risposta, richiuse la porta e se ne andò. Fatti pochi passi, un escremento di fringuello atterrò sulla sua spalla sinistra con un suono triste e smorzato. Nulla accade casualmente, pensò Gniezno. Iniziò a piovere.
Si avviò lungo la statale trascinando penosamente la gamba destra giusto per provare una sensazione nuova. Mentre camminava teneva la somma di tutti i numeri di targa delle auto che gli sfrecciavano accanto bersagliandolo con schizzi di fanghiglia grigiastra. Quando l'auto procedeva così rapidamente da precludergli la visione completa delle cifre, sottraeva sette al totale. Un quarto d'ora dopo era giunto a meno settecentoventidue milioni quattrocentonovantunmilaseicentoottantasei. Per abbellire ulteriormente il risultato aggiunse arbitrariamente virgola cinquantuno periodico.
Giunto a casa annotò la cifra sul diario. Poi guardò la giacca che aveva appeso all'attaccapanni. Alcuni escrementi di diversi uccelli l'avevano seguito fin dentro l'appartamento ed ora si lanciavano con tonfi sommessi su di essa.
Così Gniezno decise di concedersi il suicidio che meditava fin dalla mattina. Ma prima di poter mettere in atto il suo proposito scivolò, battè la testa contro il tavolino in alluminio dell'Engadina e capì che la vita era bella.

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