domenica 30 agosto 2009

Cerchiamo di dare una risposta, in primo luogo a noi stessi

Un corridoio buio, una casa buia. Un lungo corridoio. Una porta socchiusa, in fondo, libera una lama di luce che si distende sul pavimento del corridoio rivelandone la natura marmorea, motivi psichedelici, colori che s'inseguono serpeggiando, tracce di ammoniti, una macchia di caffè dell'età di sedici ore; quindi incide una linea retta sulla parete opposta, una linea fosforescente, tendente al giallo. Lo spazio tra lo stipite e la porta è sufficiente appena a lasciar passare, oltre alla luce, una saponetta.
Ecco infatti una saponetta sgusciare nel buio del corridoio, visibile per un attimo e subito inghiottita dall'oscurità. Eravamo così concentrati sulle nostre impressioni visive che non ci siamo resi conto che dalla porta proviene uno scroscio d'acqua continuo; e un flebile canto, condotto in chiave di basso. Ora, non appena la saponetta oltrepassa scivolando la porta, il canto viene interrotto da un secco improperio dove divino e animale si trovano, loro malgrado, ad abbracciarsi in un discutibile amplesso. Alcuni secondi trascorrono, poi una mano, umida e di colore chiaro, si affaccia alla medesima apertura dalla quale già abbiamo visto transitare luce e saponetta; e brancica tra la linea fosforescente e l'ombra battendo a tratti sul pavimento che sappiamo marmoreo e possiamo supporre freddo, lasciandovi leggere tracce liquide. Questa azione viene accompagnata da diverse imprecazioni. L'essere all'interno di quella che possiamo ormai essere ragionevolmente certi di poter qualificare come stanza da bagno giudica presto la sola estensione della mano insufficiente a raggiungere l'invisibile saponetta e decide di estendere l'intera appendice brachiale oltre la soglia: e finalmente le dita protese incontrano la viscida forma dell'ambito oggetto e, impadronitesene, lo ritraggono all'interno della stanza da bagno.
La porta viene ora completamente chiusa e il canto riprende. Nel corridoio ora immerso in una tenebra insondabile non ci resta che attendere che succeda qualcosa e cominciamo ben presto ad annoiarci. Trascorrono così diversi minuti e ci chiediamo se non potremmo magari trasferirci in qualche luogo più interessante, alcuni di noi cominciano ad avere un certo appetito, altri lamentano di avere impegni per la serata, ma la necessità narrativa ci tiene avvinti. Dobbiamo attendere.
Finalmente la porta si apre. Con la luce alle spalle, la figura dell'uomo appare come un'ombra la cui ombra viene proiettata sulla parete dove era precedentemente apparsa la linea fosforescente. Se la sagoma umana non si trovasse nel riquadro della porta, la luce disegnerebbe un rettangolo luminoso; invece, abbiamo l'impressione di osservare uno specchio. L'ombra dell'uomo si specchia ed è la sua ombra che appare, o è l'ombra stessa il riflesso speculare dell'uomo in ombra? Dopo un po' non siamo più in gradso di capire di capire quale sia l'uomo e quale l'ombra, nè perchè debbano rimanere fermi proprio lì, ed è per questo che, necessità narrativa o meno, i più di noi se ne vanno, incluso io, e lasciamo indietro solo un paio di persone. Noi invece andiamo a mangiare una pizza. La prossima settimana ci ritroveremo nel cortile di una villa disabitata dell'appennino marchigiano dove potrebbe succedere qualcosa di interessante. Mal che vada si farà un salto a San Marino a comprare qualche accendino.

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