sabato 30 gennaio 2010

Sintesi e Relazione

Erano le cinque del pomeriggio quando aveva cominciato a disegnare. Alle nove di sera il disegno non era ancora terminato, non solo, ma un velo d'ombra presto trasformatosi in penombra che si era a sua volta evoluta in parziale oscurità avevano posto seri ostacoli al compimento dell'opera peraltro priva di qualsivoglia importanza.
Quando si rese conto che era ormai da un paio d'ore che disegnava senza vedere pressocchè nulla, a malincuore abbandonò la sedia e andò ad accendere la luce.
Come aveva temuto, il disegno non era che una disorientante trama di linee le quali, perse in frammentari monologhi, rifiutavano di avere alcunchè da spartire tra loro e procedevano intersecandosi qua e là casualmente e senza degnarsi d'un saluto.
Capì di avere solo perso tempo. Pensò che esistere era in sostanza una perdita di tempo. Si sentì fratello di quello linee. Forse una di quelle poteva essere lui stesso. Scosso da questo pensiero si accese una sigaretta e si mise a seguire le linee una per una, dall'inizio alla fine. Percorrendole le confrontava con se stesso o, per meglio dire, con ciò che di se stesso sapeva o credeva di sapere.
Alcune certo potevano assomigliare, altre proprio non si prestavano al confronto. Alcune, sì, avrebbero potuto essere lui stesso. Sì, ma quali? Qual'era la linea che veramente racchiudeva in sè il segreto della sua identità?
Nel frattempo si era accorto che gli incroci, a prima vista privi di significato, nascondevano forme coerenti. Non poteva credere ai suoi occhi. Ora che osservava con perfetta concentrazione i segni e le loro intricate relazioni, scopriva un'infinità di significati ed iniziò a comporli, scomporli, combinarli, moltiplicarli. All'una di notte iniziò a immaginare di avere di fronte a sè un mandala, una sintesi ammirevole dell'assoluto, la chiave per spalancare i cancelli della coscienza alla reale natura dell'esistenza. Invece aveva solo bisogno di farsi una bella dormita.
Il portacenere traboccava. Il neon friggeva nell'aria tiepida della notte. Una folla di falene s'assiepò alle finestre chiuse. Alle tre di notte l'orologio si fermò e l'oscurità divenne eterna.
Ora, bianco di capelli e con la lunga barba che scompare sotto al tavolino da disegno, segue con un dito raggrinzito e tremante la traiettoria della linea numero 40.782, la vede intersecare la numero 3, la 12.101, la 423, scorrere per alcuni secondi parallela alla 1200, attraversala, terminare pochi attimi più in alto. Qui muore.

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