martedì 22 giugno 2010

Breakdance


L'imponente figura di Metone torreggiava su di loro come un'ombra minacciosa levatasi ad oscurare il sole.
- Non ucciderci, Metone! Faremo ciò che chiedi - disse Undelrod, piccolo biondo e carino.
- Sì, lo faremo! - gli fece eco Sandestalt, alto brutto e biondo.
- Cazzo, come no? - assentì Kalmstagh, privo di descrizione.
- Sarà MEGLIO per VOI! - tuonò Metone alzando i pugni al cielo, pugni grossi come cocomeri e molto, molto più duri e senz'altro più assetati di sangue dei cocomeri, cui solitamente del sangue non importa nulla. - Voglio vedervi TUTTI e TRE che lo FATE! - tuonò poi. - ADESSO! QUI! - tuonò ancora. Poi basta.
- E facciamolo, dài, cosa ci costa? Lo facciamo sempre. Solo che stavolta c'è 'sto gigante che guarda - bisbigliò Kalmstagh.
- Hai ragione - disse Sandestalt.
- Hai ragione a dire che ha ragione - disse Undelrod. - Del resto ci piace farlo, no?
- Sì - rispose Sandestalt.
- Certo, è vero - confermò Kalmstagh.
- E allora, fatelo! - disse l'impaziente lettore.
- OK, facciamolo - disse allora Sandestalt.
- D'accordo - disse Kalmstagh.
- Va bene - disse Undelrod.
I tre si sorrisero con aria complice. Undelrod accese il lettore CD portatile e le note di un brano hip hop si sparsero nell'aria tersa del freddo pomeriggio invernale.
Si misero a ballare la breakdance ed erano anche invero piuttosto bravi.
- Che BELLO, che BELLO - tuonò Metone, che non era capace di dire alcunchè in tono normale, mettendosi anche, a volte, in situazioni imbarazzanti.
Quando poi vide Kalmstagh ruotare velocissimo sulla schiena, il gigante non potè più resistere e dovette masturbarsi.
- Sì! SI! - tuonò. La sua mano filava come propulsa da razzi, e presto un filo di fumo iniziò a levarsi da essa.
- GODO! - tuonò.
I tre si trovarono ad annaspare in una pozza di liquido seminale viscido e giallognolo. Sputando e tossendo riuscirono ad alzarsi in piedi e ringraziarono il gigante con un compìto inchino.
- Siete stati BRAVI! - tuonò l'inverecondo titano. - Però TU devi MORIRE! - tuonò ancora, indicando Sandestalt.
- Ma...ma come...ma perché...- gemette lo sventurato.
- Hai detto "VERDURA"! IO odio LA VERDURA!
- Ma no, non è vero! Io non ho mai detto "verdura".
- Sì, che l'hai DETTO, l'hai DETTO adesso, non LO puoi NEGARE!
- Ma allora sei proprio un bastardo! - esplose Undelrod.
- Ah, mi DAI del BASTARDO! Allora MORIRAI anche TU! - tuonò il bastardo. Spero che non mi abbia sentito.
Metone iniziò ad avanzare minaccioso verso i due incolpevoli capri espiatori della sua infanzia infelice e li avrebbe certamente uccisi, se a quel punto Kalmstagh non avesse avuto un'idea.
Riaccese il lettore portatile e si mise nuovamente a girare velocissimo sulla schiena.
- AaaaAAAAHHH! - tuonò Metone: non poteva resistere, era troppo eccitante. Dovette masturbarsi ancora. E ogni volta che il gigante terminava, Kalmstagh ricominciava da capo, finchè Metone non si fu masturbato a morte.
I tre guardarono il gigante defunto.
- Che cretino - commentò Kalmstagh.
Allora Sandestalt e Undelrod gli diedero molte pacche sulla schiena, poi lo sollevarono in aria esultanti.
- Siamo salvi per merito tuo! Viva Kalmstagh! - esultarono in coro. - Sei stato bravissimo, anche se sei privo di descrizione.
- Non è la descrizione che conta - disse Kalmstagh.
- No? E cos'è allora?
- Boh! - concluse Kalmstagh. E ridendo allegramente se ne andarono.

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